Atlantide

 

<< Il mito dell’isola di Atlantide esiste da circa 2.350 anni, da quando il suo artefice, il letterato greco Platone (Atene, 427 (?) – 347 (?) a.C.) ritenuto uno dei più grandi filosofi antichi, se non il più grande, ne scrisse in due dialoghi: il Timeo e il Crizia.

Nel tempo molti studiosi hanno pensato che il suo racconto fosse di fantasia; altri che fosse fondato sulla realtà e che oltre le Colonne d’Ercole, oggi Stretto di Gibilterra, in tempi remoti esistesse davvero un’isola grandissima, poi sprofondata nel mare, i cui abitanti si fossero  dotati di una civiltà meravigliosa, e l’hanno indicata in mezzo all’Atlantico (I. Donnelly, Platone, l’Atlantide e il Diluvio, L. Cozzi, Mondo Ignoto, Roma, 2005; ed. orig. Atlantis. The Antediluvian World, Harper & Brothers, New York, 1882) o un po’ ovunque in esso: dalle Canarie e dalle Azzorre alle Americhe, dall’Irlanda all’isola di Sherbro (Sierra Leone) (M. Cosci, Dai satelliti le prime immagini della mitica Atlantide. Felici, Pisa, 2007);

altri ancora hanno creduto che si trovasse al di qua di quello stretto, nel Mediterraneo,  e che fosse  in questione l’isola di Creta (K. T. Frost: The lost continent, The Times, 19 febbraio 1909; The Critias and Minoan Crete, Journal of Hellenic Studies, n. 33, pp. 189-206. S. Marinatos: The vulcanic destruction od Minoan Crete, Antiquity, n. 13, 1939, pp. 425-439; in  J. V.  Luce, La fine di Atlantide. Nuove luci su un’antica leggenda. Newton, Roma, 2^ 1997, pp. 37-38, 44-45 e Riferimenti Bibliografici – Ed. orig. The End of Atlantis. New Light on an Old Legend, Londra, 1969 -), o l’isola di Santorini, 100 km a nord di Creta (A. G. Galanopoulos, in J. V. Luce, cit., p. 158), la Sardegna (S. Frau, Le Colonne d’Ercole, un’inchiesta. Nur Neon, Roma, 2002), o un fondale sottomarino situato fra Cipro e la Siria (R. Sarmast, Discovery of Atlantis: Startling Case for the Island of Cyprus. Origin Press, California, U.S.A, 2003).

Le innumerevoli ipotesi sull’ubicazione di Atlantide sono state espresse poiché in ciascun caso parte dei luoghi e dei fatti indicati rispondeva in qualche modo a parte delle indicazioni di Platone, ma non sono mai  emerse prove effettive che abbiano risposto all’insieme delle sue descrizioni e delle sue misure in modo da garantire la certezza della scoperta, sicché a un’ Atlantide reale quasi non si crederebbe più nemmeno se in un’isola dell’Atlantico, come scrisse lui, se ne ritrovassero le vestigia dei templi, del castello del re, dei porti, delle case, gli scritti e le opere d’arte.

Tuttavia Platone descrisse molti luoghi di Atlantide in modo dettagliato e ne diede le misure precise, in stadi, plettri, piedi (lo stadio, il plettro e il piede attico impiegati da Platone equivalgono rispettivamente a ca. 180 m, ca. 30 m e ca. 30 cm), fin troppe e troppo precise per non essere di luoghi reali.

Difatti Atlantide esistette, il suo territorio esiste ancora,  e fu il fatto di averne indicato molte misure il grande errore di Platone, fu la sua superbia, poiché egli, convinto che i luoghi reali ai quali le riferì non sarebbero stati mai riconosciuti, le espresse in modo indiretto, ma quasi sempre veritiero, ed esse consentono di localizzarla in modo sorprendente e incontrovertibile.

Dopo le perplessità iniziali al lettore basterà dunque verificare mediante i brani e le figure che riporto, qualche carta geografica, magari facendo uso anche del programma di geografia satellitare per computer Google Earth, che ciò che affermo risponda a verità, ed egli comincerà a comprendere che con lavoro duro, e con serrate verifiche incrociate, è possibile individuare negli scritti di Platone e degli altri letterati antichi luoghi reali che non sono stati mai individuati, riconoscere fatti reali che non sono stati mai riconosciuti, e giunto in fondo al testo conoscerà  anche alcune  meraviglie materiali e istituzionali di Atlantide >>.

E’ questo un brano degli inizi del mio libro Atlantide degli Italiani (Falco Editore, Cosenza, 2012), nel quale sostengo, fra l’altro, con molte prove, che:

a) Platone indicò …la luna, in questo caso un’immensa isola di Atlantide nell’Oceano Atlantico (Timeo, 24d), che poi sarebbe sprofondata, ma …descrisse il dito, cioè l’ “Italianide“, o Regno di Italo della Penisola Calabro-Lucana (gran parte dell’Italia meridionale un tempo chiamata “Magna Grecia”) (Fig. 1);

Fig. 1

b) egli additò le Colonne d’Ercole (Stretto di Gibilterra) (Timeo, 24e), ma descrisse lo Stretto di Messina (Fig. 1);

c) la pianura centrale di Atlantide del suo brano:  “Vicino al mare, al centro dell’isola, era una pianura, la più bella che esistesse, che garantiva benessere” (Crizia, 113c), in realtà era la Valle del Crati, che si trova vicino al mare e al centro dello “stivaletto” Calabro-Lucano (Fig. 2);

Fig. 2

d) il piccolo monte di Atlantide del suo brano “(…) al centro della pianura, vicino, a quasi 50 stadî [9 km], era un monte di piccole dimensioni da ogni parte” (Crizia, 113c), in realtà era Serra San Cataldo, la rocca o acropoli di Acri (Atlantide-città), che si trova proprio a circa 50 stadi/9 km dalla parte centrale verso est (Ponte Vecchio sul Mucone) della Valle del Crati, inoltre ha un diametro di 5 stadi/900 m, come scrisse Platone (Crizia, 116a) (Figg. 3 e 4)

Fig. 3

Fig. 4

(Acri è città montana, situata tra i 650 e i 750 metri di altitudine sulle pendici settentrionali della Sila che dominano la Piana di Sibari e la Valle del Crati – Figg. 5, 6 e 7 -);

Fig. 5

Fig. 6

Fig. 7

e) il Canale di Collegamento di Atlantide del brano: “A partire dal mare scavarono un canale di collegamento largo tre plettri [90 m], lungo cinquanta stadi [9 km] fino alla cinta di mare più esterna, e profondo [in realtà larghezza dell’alveo] cento piedi  [30 m]” (Crizia, 115d) era il tratto del fiume Mucone fra il punto più a est del centro della Valle del Crati (Ponte Vecchio sul Mucone) e Serra San Cataldo di Acri (per questo Platone disse sia la distanza del piccolo monte di Atlantide dalla sua pianura centrale, sia la lunghezza del Canale di Collegamento di cinquanta stadi/9 km ) (Fig. 8);

Fig. 8

f) la pianura (pianura esterna) del brano: “Tutto il territorio era alto e a picco sul mare, e intorno alla città si trovava una pianura, circondata da monti che giungevano fino al mare, piatta, uniforme, allungata” (Crizia, 118a) in realtà era costituita dall’insieme delle piccole e grandi pianure costiere della Penisola Calabro-Lucana, che si trovavano e si trovano intorno ad Acri (Fig. 9);

Fig. 9

g) nel brano: “[pianura esterna]  lunga tremila stadî sui due lati [1.080 km] e al centro, dal mare fin giù, duemila stadî [360 km]. Questa parte dell’isola era rivolta a sud e protetta dai venti del nord” (Crizia, 118a-118b) Platone in realtà si riferì ai due lati della Penisola Calabro-Lucana, e con la prima misura a quella del suo arco costiero dal fiume Bradano di Metaponto al fiume Sele di Paestum passando per lo Stretto di Messina, che è esattamente di 1.080 km (Fig. 9), con la seconda al percorso lungo l’antica Via Litorale Ionica (oggi S.S. 106) dal mare di Acri, presso Sibari, fino a Reggio Calabria, che è esattamente di 360 km (inoltre questa parte della Calabria, va “dal mare fin giù“,  ed è “rivolta a sud e protetta dai venti del nord“, come scrisse Platone,  in realtà era ed è protetta dai venti del nord dai monti della Sila e dell’Aspromonte (Fig. 10);

Fig. 10

h) la “via che andava al castello del re” (Crizia, 115c), in realtà era la via che ancora sale su Serra San Cataldo di Acri, chiamata sia Divèlla che Sìlica, oggi Via F. Sprovieri (Fig. 11).

Fig. 11

i) la “grande e meravigliosa dinastia di re” di Atlantide della quale scrisse Platone (Timeo, 25a) in realtà era la Dinastia di Italo della Penisola Calabro-Lucana (v. Aristotele, Politica, VII, 10, 1329b; Pseudo-Scimno di Chio, Descrizione del Mondo, v. 303, che definì Italo “dinasteusantos“, cioè  dinasta santo; Dionigi di Alicarnasso, Antichità Romane, I, 34).

Queste sono solo alcune delle misure e delle descrizioni che Platone disse di un’isola di ATLANTIDE, e che, invece, sul piano del reale erano della penisola “ITALIANIDE“, cioè della Penisola Calabro-Lucana, e in particolare della Calabria settentrionale, della Valle del Crati e di Acri.

Nel mio libro sostengo anche che Atlantide-città e Pandosia, l’antica capitale dei Calabro-Lucani (città a tutt’oggi introvata, che Strabone,  scrivendo verso i tempi di Cristo, disse “poco sopra” Cosenza, “fortificata per natura”, ubicata su “tre colli” e vicina al “fiume Acheronte” – Geografia, VI, 1, 5 -), erano nomi diversi della medesima Acri antica, inoltre che la Civiltà degli Atlanti/Calabro-Lucani  fu cancellata dalla storia dai poteri politici e religiosi di Roma, ma in buona parte è ben riconoscibile, perché si ritrova occultata negli scritti degli stessi letterati greci e latini.

Se il Lettore vorra’ verificare queste mie poche affermazioni, comincera’ a comprendere la verità su Atlantide, e sul radioso passato dei Calabro-Lucani, tanto spregiati dai letterati antichi conosciuti  proprio perché cittadini dalla più grande civiltà antica del Mondo Occidentale.

Tuttavia egli sappia che le innumerevoli ipotesi prospettate fino ad oggi su Atlantide sono avversarie della sua comprensione, dato che, essendosi esse rivelate tutte insussistenti, l’affermazione e la dimostrazione della verità  dei fatti possono facilmente passare per ulteriori e insussistenti ipotesi.

Questo mio articolo, tranne la sua parte finale, è stato pubblicato anche in Apollinea, la Rivista Bimestrale del Territorio del Parco Nazionale del Pollino, con il titolo Atlantide degli Italiani (luglio-agosto 2012).

Per saperne di più si può leggere il mio libro: Atlantide degli Italiani, Falco Editore, Cosenza, giugno 2012 (264 pagine, 74 foto BN, 81 fotocolor, formato 17×24, euro 15,00)

Giuseppe Palermo